Italia / Cronaca

L”inchiesta rifiuti-camorra investe anche il Commissariato di Governo

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rifiuti e camorraCASERTA. L’inchiesta rifiuti-camorra coinvolge anche la politica e il commissariato per l’emergenza rifiuti. Le dieci ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba di martedì 3 aprile dalla Guardia di Finanza della tenenza di Mondragone, diretta dal tenente Giuseppe Scarpetta, oltre ai fratelli imprenditori Sergio e Michele Orsi (46 e 50 anni, entrambi di Casal di Principe), riguardano anche…

…l’ex presidente del consorzio Ce4 ed esponente di Forza Italia a Mondragone, l’avvocato Giuseppe Valente (57 anni, originario della città litoranea) e il vice del commissario di governo Bertolaso, l’architetto Claudio De Biasio (43 anni, di Calvi Risorta), sub commissario regionale per l’emergenza rifiuti. Giuseppe ValenteEntrambi sono agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, De Biasio sarebbe stato trasferito ai vertici della Regione per garantire il giro di affari illecito dell’organizzazione. Per Valente, invece, l’accusa è di truffa con l’aggravante mafioso. L’avvocato, come riferito da alcuni quotidiani, avrebbe tentato il suicidio tagliandosi ad un braccio con un coltello da cucina nel momento in cui i finanzieri gli stavano notificando l’ordinanza di custodia cautelare. Valente, che qualche tempo fa subì un attentato dinamitardo contro la sede dell’agenzia viaggi “Ircos Travel” in viale Margherita, di sua proprietà (episodio che destò molti sospetti a Mondragone), è stato trasportato e medicato presso la clinica Pineta Grande di Castelvolturno. In carcere, assieme ai fratelli Orsi, definiti le “menti” dell’organizzazione e amministratori “di fatto” della Eco4 (società inglobatasi da qualche anno nel consorzio di bacino Ce4, il cui braccio operativo è la Egea SpA) che, attraverso un giro di false fatture, truffavano lo Stato servendosi di società intestate a prestanomi per aggirare la certificazione antimafia, ma riconducibili tutte all’Eco4 e agli interessi dei clan, sono finiti i contitolari della Domitia Gas Giuseppe Diana (48 anni, di Casal di Principe, coinvolto anche nella maxi inchiesta sul tentato acquisto della Lazio da parte dei casalesi, assieme all’ex calciatore Giorgio Chinaglia), resosi irreperibile e attualmente in latitanza, e Gennaro Sorrentino (49 anni, di Mondragone, già arrestato altre volte). I due gestivano i rapporti con i gruppi di Bidognetti e Luigi Guida su Castelvolturno e con i La Torre, prima, e i Fragnoli, dopo, su Mondragone, e minacciavano altri imprenditori nel ramo del gas per estrometterli dal mercato.

Raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare, ma già detenuti in carcere, anche gli esponenti dei clan camorristici Augusto La Torre, Giuseppe Fragnoli, Giacomo Fragnoli e Vincenzo Filoso. Indagati, ma non raggiunti dall’ordinanza d’arresto, anche un ispettore del lavoro, Salvatore Andreozzi (52 anni, di Aversa) e un ispettore di Polizia della Questura di Caserta, Giovanni Romano (46 anni, di Mondragone). I due pubblici ufficiali sono accusati di corruzione e di violazione del segreto d’ufficio, dal momento che avrebbero informato l’organizzazione sulle date dei controlli effettuati dell’antimafia. Indagati, inoltre, Elisa Flora Orsi (28 anni), figlia di Sergio Orsi e titolare della Flora Ambiente srl, Salvatore Orabona (60 anni, di Napoli), cognato del boss Augusto La Torre, oggi pentito, l’imprenditore Vittorio Parrella (65 anni, di Napoli) e il manager Giovanni Trapani (43 anni, di Caserta), questi ultimi due esponenti di alcune società satelliti dei fratelli Orsi.

Augusto La TorreLe misure restrittive, chieste dal procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia Giandomenico Lepore e dai procuratori aggiunti Raffaele Cantone e Franco Roberti della, ed emesse dal gip Alessandro Buccino Grimaldi, sono il frutto di rivelazioni di pentiti, tra cui Augusto La Torre, Mario Sperlongano e Luigi Diana, e di intercettazioni ambientali. Queste hanno consentito di smascherare il ruolo della società Eco4 e le infiltrazioni del clan dei casalesi e dei La Torre nella gestione dei rifiuti dei 18 Comuni facenti parte del consorzio Ce4. In occasione di gare d’appalto per la gestione della raccolta dei rifiuti i possibili concorrenti venivano costretti a rinunciare con metodi mafiosi. Una volta vinta la gara c’era poi da pagare il pizzo alla camorra: per gli uomini del clan La Torre una tangente da 15mila euro al mese. In pratica, l’Eco 4 agiva nell’ambito del consorzio Ce4 in regime di monopolio. L’inchiesta della Finanza ha portato anche al sequestro di beni immobili (19 immobili, 3 terreni), mobili (10 auto di grossa cilindrata e altri beni di lusso) e 15 società per oltre 10 milioni di euro.

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