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Diliberto: “Mai senza falce e martello”

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Diliberto al congresso del PdCiRIMINI. Il congresso dei Comunisti Italiani, tenutosi a Rimini, si è concluso con una voglia si unificazione ma con nessuna intenzione di rinnegare il passato.

Diliberto al congresso del PdCiIl segretario Oliviero Diliberto, proprio sul tema dell’unità politica, ha ritenuto la costituzione del Partito Democratico, una coesione necessaria. “Nel 1989 qualcuno pensò ‘si chiude qui’. Non fu così, come non lo è oggi. Anche in occasione di questo congresso possiamo dire che nulla si è chiuso qui. Noi veniamo da lontano e continueremo ad andare molto ma molto lontano”. Diliberto ha poi lanciato un appello agli altri partiti della sinistra radicale, quello di avviare il processo di unificazione delle sinistre, onde evitare una dispersione politica pericolosa. E, sulla questione dei simboli, è stato chiarissimo: “Ci teniamo oggi, ci terremo domani e per sempre il nome, il simbolo, la stella e la bandiera d’Italia dei Comunisti Italiani”. Ciò anche in risposta al vecchio leader comunista Armando Cossutta che aveva chiesto di rinunciare alla falce e martello, simboli storici del partito comunista, per intraprendere un percorso di unificazione con altre forze della sinistra. “Se accettassimo l’invito che ci è stato fatto oggi, rinunciando a nome e simbolo, alla falce e martello, rinunciando a chiamarci comunisti, allora aveva ragione Occhetto nell’89. Ci saremmo risparmiati venti anni di fatica”, ha detto Diliberto, che, al termine del congresso, è stato riconfermato nel ruolo di segretario nazionale del partito. Eletti anche Antonino Cuffaro alla presidenza e Roberto Soffritti alla tesoreria.

il congresso di Rimini

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