Campania / Società

Rapporto Ecomafia 2007

(Visualizzato 460 volte)

 La criminalita’ ambientale fattura 23 miliardi di euro e commette tre crimini l’ora. Lo riferisce il Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente presentato il 17 aprile.

LegambienteLa Campania sommersa dai rifiuti, la Campania teatro delle guerre di camorra, la Campania dove c’è una continua escalation di violenza, è anche la Campania dei reati contro l’ambiente. Qui le violazioni delle leggi ambientali toccano il record, rappresentando ormai il 13,5% del totale nazionale. La Campania non è però la sola regione dove prosperano le ecomafie. Nel nostro Paese infatti la criminalità organizzata che fa affari ai danni della salute dei cittadini, del paesaggio, del territorio, dei beni artistici, della flora o della fauna, ha oggi un giro d’affari di 23 miliardi di euro, fa sparire nel nulla una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso (2.600 metri), traffica ogni anno animali selvatici per un valore di oltre 3 miliardi, costruisce migliaia di case abusive (30.000 solo nel 2006). Storie e numeri aggiornati sul malaffare ambientale sono riportati in Ecomafia 2007, l’annuale rapporto di Legambiente presentato oggi a Roma da Roberto Della Seta (presidente Legambiente), Alfonso Pecoraro Scanio (ministro dell’Ambiente), Ermete Realacci (presidente commissione ambiente della Camera), Francesco Forgione (presidente commissione parlamentare sulla mafia), Roberto Barbieri (presidente commissione parlamentare sui rifiuti), Marco Minniti (viceministro dell’Interno), Pietro Grasso (procuratore nazionale antimafia), Giancarlo De Cataldo (magistrato e scrittore), Enrico Fontana (responsabile osservatorio ambiente e legalità di Legambiente). Il bilancio dell’anno appena trascorso descritto nel Rapporto Ecomafia di Legambiente è di tre reati contro l’ambiente ogni ora. Nel 2006 sono state accertate dalle forze dell’ordine 23.668 infrazioni (contro le 23.660 del 2005) e le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania sono stabilmente ai primi quattro posti della classifica con il 45,9% dei reati ambientali. Le notizie più preoccupanti arrivano dai rifiuti, soprattutto quelli speciali pericolosi e non, che alimentano sempre più i profitti delle organizzazioni criminali. Quelli fatti sparire nel nulla sono almeno 26 milioni di tonnellate, circa il 25% del totale prodotto, e il business della “Rifiuti spa” cresce in un anno del 38%. Da questo fronte però arrivano anche notizie positive: il 2006 è l’anno dei record, per il numero d’inchieste (18), di arresti (126) e di persone denunciate (417), grazie allo strumento fornito alle forze dell’ordine e alla magistratura dall’introduzione del delitto ambientale di organizzazione di traffico illecito di rifiuti (previsto dall’art. 53 bis del “decreto Ronchi”, oggi sostituito dall’art. 260 del Codice dell’ambiente). Dalla sua entrata in vigore, nel 2002, fino a marzo 2007, le forze dell’ordine hanno concluso 70 inchieste in tutta Italia (si salva solo la Valle d’Aosta) con 463 trafficanti arrestati, 1.594 persone denunciate, 453 aziende coinvolte. Nella classifica per numero di infrazioni alla normativa sui rifiuti primeggia la Campania (448 reati, pari al 10,2% del totale nazionale, era la seconda regione nel 2005), seguita dalla Sicilia, che sale dal quarto posto (426 infrazioni, 9,7% del totale) e dalla Puglia, regina della classifica dello scorso anno (410 reati, 9,3% del totale). Il Veneto scende al sesto posto della classifica (era terza). Un discorso a parte meritano i traffici internazionali. L’Agenzia delle Dogane in collaborazione con il comando della Tutela all’Ambiente dell’Arma dei Carabinieri ha sequestrato nel 2006 circa 286 container con oltre 9.000 tonnellate di rifiuti. La Cina si conferma meta privilegiata dei traffici illeciti provenienti dai paesi industrializzati. Un vero affare per le imprese: lo smaltimento legale di un container di 15 tonnellate di rifiuti pericolosi costa infatti circa 60mila euro, per la stessa quantità il mercato illegale d’Oriente ne chiede solo 5.000. Più del 90% dei rifiuti esportati in Cina finisce nei villaggi della costa, dove, senza alcuna precauzione, viene recuperato il possibile. Tra le mete dei traffici illegali anche India, Siria, Croazia, Austria, Norvegia, Francia e alcuni paesi del Nord Africa. Luci e ombre, invece, per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento. Diminuisce, secondo i dati elaborati dal Cresme, il numero di nuove case abusive, che scendono a quota 30 mila. In ogni caso oggi ogni nuove 10 costruzioni almeno una è abusiva, per un giro d’affari annuo stimabile in circa 2 miliardi di euro. In Campania si registra una crescita di cemento abusivo senza precedenti e preoccupa anche l’escalation del Lazio. Complessivamente aumentano dell’8% rispetto al 2005 le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine riferibili all’intero ciclo illegale del cemento (7.038 nel corso del 2006). In Sicilia, Calabria, Puglia e Campania si consuma quasi la metà dei reati relativi al ciclo del cemento (49%). Il traffico e lo sfruttamento di animali in Italia alimenta invece un business di 3,1 miliardi di euro (stima Ente nazionale protezione animali – Enpa), di cui 700 milioni arrivano dai combattimenti clandestini, 1,2 miliardi dalle corse illegali, 500 milioni dalla macellazione clandestina e 700 milioni dal traffico di specie protette. Va sottolineata la moltiplicazione di corse clandestine di cavalli in Sicilia, Campania e Puglia (15 i casi accertati negli ultimi 12 mesi). Sempre in tema c’è il commercio internazionale illegale di fauna, che è causa dell’estinzione di circa 100 specie di animali ogni anno. Si stima che questo “affare” riguardi ogni anno 350 milioni di esemplari (5 milioni di uccelli, 37 mila scimmie, decine di migliaia di rettili, 12 milioni di orchidee e 11 milioni di cactus). Sono infine in lieve aumento i furti di opere d’arte (1.212, contro i 1.202 del 2005) e la regione più colpita è sempre il Piemonte, seguita da Lazio, Lombardia e Campania. Roberto Della Seta, presidente Legambiente“L’Italia subisce l’ecocriminalità più di altri Paesi europei – ha commentato Roberto Della Seta – anche perché le mafie hanno introdotto stabilmente nei loro traffici il business ambientale. Per questo è importante mettere le forze dell’ordine nelle migliori condizioni per continuare al meglio l’opera di repressione delle ecomafie. Per questo è importante lavorare molto sulla prevenzione. Per questo è fondamentale mettere in pratica anche strumenti normativi adeguati. Sono stati assunti impegni sicuramente positivi: gli stanziamenti, nell’ultima legge Finanziaria, per sostenere la demolizione delle costruzioni abusive e rendere più efficace la lotta all’ecomafia; l’istituzione, nell’agosto 2006, dell’Osservatorio sui crimini ambientali presso il ministero dell’Ambiente; l’annuncio, da parte del ministro della Cultura, di un deciso rafforzamento delle attività d’indagine e di repressione contro chi aggredisce i beni paesaggistici del nostro paese. Ma la reazione dello Stato resta drammaticamente al di sotto dell’asprezza della minaccia ecomafiosa. Servono nuovi e più decisi passi avanti, due sopra tutti: inserire a pieno titolo i reati ambientali nel codice penale, superare la gestione commissariale dei rifiuti nel Sud, che non ha sconfitto l’illegalità e ha deresponsabilizzato le istituzioni regionali e locali”. Da quest’anno, il rapporto Ecomafia diventa un libro, pubblicato dalla casa editrice Edizioni Ambiente. Una collaborazione grazie alla quale nascerà una vera e propria collana editoriale: VerdeNero, che vedrà i migliori autori di “noir” italiani alle prese con le storie vere raccontate nelle diverse edizioni di Ecomafia.

I più letti

Ultimi Commenti