Italia / Cronaca

Le Brigate Rosse stavano per colpire

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I sospetti terroristi arrestati (Foto Ansa)Silvio Berlusconi, l’ex deputato comunista Pietro Ichino, le sedi milanesi di Mediaset, Sky ed Eni, nonché la redazione del quotidiano “Libero” e alcuni bersagli israeliani, erano nella lista degli obiettivi delle Brigate Rosse.

Ovvero, delle “nuove” Brigate Rosse, aderenti alla cosiddetta “seconda posizione”. Un “progetto del terrore” sventato dalla Polizia di Stato che ieri, nel corso di un blitz antiterrorismo, ha arrestato 15 persone, tra cui sette sindacalisti della Cgil, subito sospesi. L’operazione ha impegnato gli agenti sei degli arrestati (foto Ansa)delle questure di Milano, Padova, Torino e Trieste, coordinati dalla direzione centrale della Polizia di Prevenzione. I reati contestati sono quelli di associazione sovversiva, banda armata ed altri delitti connessi. Un filmato della Digos avrebbe ripreso alcune delle persone arrestate mentre si esercitavano in azioni paramilitari in una località della Campania. L’inizio delle indagini risale al 2004, quando la Digos di Milano rinvenne in una cantina delle documentazioni di natura eversiva e materiale riconducibile ad attività illegali, come passamontagna, fiamme ossidriche, timer e altra strumentazione elettronica. Secondo quanto riferito dal pm Ilda Boccassini, che ha diretto la fase delle indagini, l’organizzazione stava per “entrare nella fase operativa”. Ecco i nomi dei 15 arrestati: Davide Bortolato, 36 anni; Amarilli Caprio, 26 anni; Alfredo Davanzo, 49 anni; Bruno Ghirardi, 50 anni; Massimiliano Gaeta, 31 anni; Claudio Latino, 49 anni; Alfredo Mazzamauro, 21 anni; Valentino Rossin, 35 anni; Davide Rotondi, 45 anni; Federico Salotto 22 anni; Andrea Scantamburlo, 42 anni; Vincenzo Sisi, 53 anni; Alessandro Toschi, 24 anni; Massimiliano Toschi, 26 anni; Salvatore Scivoli, 54 anni. Tra questi, Ghirardi è un Alfredo D'Avanzo (Daniel De Zennaro/Ansa)ex militante dei Colp (Comitati organizzati per la liberazione) che ha già scontato oltre 20 anni di reclusione. Sisi è un delegato Cgil di una fabbrica torinese dell’indotto Fiat. Durante gli interrogatori, D’Avanzo si è dichiarato “prigioniero politico”, mentre Bortolato e Latino si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Intanto, stamani, verso le 11.30, è giunta una telefonata di “rivendicazione e minaccia” alla redazione del Corriere della Sera: “Devo darle un comunicato delle Brigate Rosse, – ha riferito una voce al telefono – nulla resterà impunito e la bandiera che è caduta l’abbiamo ripresa in mano”. L’anonimo si è identificato a nome della Colonna Walter Alasia”.

Chi è Walter Alasia? Era un giovane nato a Sesto San Giovanni nel 1956, figlio di operai. Negli anni di piombo entrò nelle Brigate Rosse, col nome di “Compagno Luca”. Alle prime ore dell’alba del 15 dicembre 1976 reagì a un tentativo di arresto da parte delle forze dell’ordine barricandosi in casa e sparando sui poliziotti. Nel conflitto a fuoco morirono lui, un maresciallo dell’antiterrorismo e il vicequestore di Sesto San Giovanni. Al nome di Alasia fu intitolata la colonna brigatista milanese delle BR, che comprendeva circa un centinaio di terroristi e che ebbe un ruolo a tratti distinto da quello dell’organizzazione centrale. Dopo il 1980, infatti, la colonna fu espulsa dall’organizzazione e realizzò “in proprio” una serie di attentati tra i quali quelli contro Renato Briano, direttore del personale della Magneti Marelli, del direttore tecnico della Falk e del direttore sanitario del Policlinico di Milano, Luigi Marangoni. Operarono poi il sequestro dell’ingegnere Renzo Sandrucci, direttore della produzione dell’Alfa Romeo (poi rilasciato). Nel 1982 la colonna si sciolse dopo che i suoi principali esponenti erano stati arrestati o erano morti.

Renato Curcio (foto Granata)Le Brigate Rosse si sono formate nel 1969, operando nell’area industriale del nord Italia. Sotto il leader Renato Curcio, il gruppo eversivo ha compiuto assassini e sequestri contro esponenti politici e dirigenti aziendali di primo piano (tristemente famoso l’assassinio di Aldo Moro nel 1978) tra gli anni ‘70 e ‘80, i cosiddetti “Anni di piombo”. L’ultimo attentato di sangue delle nuove Brigate Rosse risale al marzo 2002 quando il gruppo tolse la vita al consulente del governo Marco Biagi. Tre membri del movimento sono stati condannati all’ergastolo nel luglio 2005 per quell’omicidio e per quello del consulente del ministero del Lavoro Massimo D’Antona, ucciso nel maggio del 1999.

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