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I funerali di Raciti tra vertici, arresti e polemiche

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funerali di RacitiCATANIA. Celebrati stamani i funerali dell’ispettore ucciso durante gli scontri di Catania. In corso il vertice tra Governo e responsabili di Coni e Federcalcio. Sale a 30 il numero degli arrestati (l’ultimo è il custode dello stadio della città). Polemica per le dichiarazioni del presidente della Lega Calcio Matarrese: “I morti sono parte del sistema”.

i colleghi durante le esequieSi sono svolti stamani i funerali di Filippo Raciti, l’ispettore capo della Polizia di Stato ucciso negli scontri di venerdì a Catania, durante il derby siciliano col Palermo. La città si è fermata per l’ultimo saluto al poliziotto, in un abbraccio simbolico che ha avvolto il feretro lungo tutto il tragitto, dalla camera ardente al duomo della città, dove sono stati celebrati i funerali. Un “servitore fedele e orgoglioso dello Stato” lo ha definito nell’omelia il nunzio apostolico d’Italia e arcivescovo di Palermo, monsignor Paolo Romeo. Lungo le strade del centro, nel piazzale antistante la cattedrale e in chiesa migliaia di cittadini hanno voluto far sentire con la loro presenza la vicinanza alla famiglia del poliziotto ucciso e, allo stesso tempo, prendere le distanze da quel manipolo di delinquenti e assassini che ha trasformato una partita di calcio in una guerriglia urbana. Avvolta nel tricolore e con un unica rosa rossa sopra, la bara di Raciti il figlio più piccolo Alessio in divisa da poliziottoè entrata in chiesa accolta da un lunghissimo applauso e dalle lacrime di decine di poliziotti in divisa, in borghese e in tenuta antisommossa. In prima fila, a destra dell’altare, la moglie Marisa, la figlia Fabiana e il più piccolo della famiglia, Alessio di otto anni, vestito da poliziotto. Il bimbo ha accompagnato la bara del padre anche in strada, portando su un cuscino rosso il suo cappello e i suoi guanti. E quando il feretro, portato a spalla da otto colleghi, é stato posato ai piedi dell’altare, ha salutato il papà sull’attenti portando la mano alla visiera del cappello. La figlia più grande e la moglie del poliziotto hanno letto due toccanti messaggi in Chiesa: “la morte di Filippo, – hanno detto – deve servire a cambiare veramente lo stato delle cose”. Sul lato opposto le autorità: il ministro dell’Interno Giuliano Amato – che appena arrivato in Duomo si è fermato a lungo a parlare con la vedova di Raciti, confortandola con un abbraccio – e quello dello sport Giovanna Melandri, il vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti, il viceministro all’Interno Marco Minniti e il presidente dell’Antimafia Francesco Forgione, i leader di An Gianfranco Fini e dell’Udc Pierferdinando Casini, il sottosegretario all’interno Marcella Lucidi, il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro. Al completo i vertici della la bara avvolta dal tricolorepolizia con il capo Gianni De Gennaro che non è riuscito a trattenere le lacrime, e i vice Antonio Manganelli e Nicola Cavaliere. In chiesa anche i dirigenti di Palermo, Catania e Messina e tutta la squadra della città. Messaggi di cordoglio sono giunti alla famiglia dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dal Papa Benedetto XVI. Messaggio, questo del Pontefice, che arriva dopo le pesanti critiche lanciate al suo indirizzo dal noto presentatore Pippo Baudo, il quale ha manifesto sconcerto sul fatto che il Papa non avesse minimamente citato gli scontri di Catania e la morte di Raciti durante l’Angelus di ieri mattina.

la moglie del poliziottoDa qualche ora è iniziato a Palazzo Chigi il vertice per l’emergenza violenza negli stadi. Alla riunione, convocata d’urgenza dopo la tragedia di Catania, prendono parte il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, i ministri dell’Interno, Giuliano Amato, e dello Sport, Giovanna Melandri, i sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti, e allo sport, Giovanni Lolli e il capo della Polizia Gianni De Gennaro. Il mondo dello sport è rappresentato dai vertici del Coni, con il presidente Gianni Petrucci e il segretario generale Raffaele Pagnozzi, e della Figc, con il commissario straordinario Luca Pancalli. Sul fronte delle indagini per gli scontri di venerdì culminati con la morte di Raciti, proseguono le perquisizioni nei club ultras e nelle abitazioni di persone sospettate. E oggi c’è stato un altro arresto, quello del custode dello stadio di Catania per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, già denunciato in passato reati contro il patrimonio, durante un’operazione Filippo Racitidi controllo nella struttura avrebbe aizzato contro gli investigatori i suoi cani, che sono stati neutralizzati. Sale così a 30 il numero degli arrestati, tra cui nove sono minorenni e alcuni figli di professionisti. Uno di loro, addirittura, è figlio di un poliziotto. Si attende la convalida degli arresti da parte del Gip. Secondo gli investigatori, quello contro Raciti potrebbe essere stato un agguato premeditato, l’ispettore infatti due settimane fa aveva testimoniato ad un processo contro un tifoso violento. Già ieri il procuratore aggiunto Renato Papa aveva parlato di premeditazione e in riferimento al risultato dell’autopsia, da cui e’ emerso che Raciti è stato ucciso da un corpo contundente che gli ha spappolato il fegato e non per una bomba carta, ha detto: “Adesso le indagini si fanno più difficili perchè dobbiamo esaminare un arco di tempo più ampio”. All’arresto di alcuni giovani si è arrivati anche grazie all’ausilio dei filmati registrati dal circuito dello stadio Massimino e di quelli di alcune emittenti televisive. Purtroppo tra le registrazioni, da quanto si apprende, non esiste quella legata al momento in cui Raciti è stato colpito.

Antonio MatarreseIntanto, è polemica sulle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese. “Il calcio non può chiudere, i morti sono parte del sistema. La Fiat per rilanciarsi non si è certo fermata…”, ha detto in un’intervista a “Radio Capital” e ripresa da Repubblica a proposito dello stop dei campionati. “Siamo addolorati – ha aggiunto – ma lo spettacolo deve continuare. I morti fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine ancora non riescono a controllare”. Sul ‘modello inglese’ per la sicurezza negli stadi ha poi commentato: “Ma quello è un altro mondo, lì quando ti mettono in galera buttano via la chiave. Da noi si prendono i criminali e il giorno dopo escono. Quindi il poliziotto ha anche timore, dopo aver arrestato un delinquente, che quello il giorno dopo esca e lo vada a prendere a casa”. Sul decreto Pisanu che non viene fatto applicare: “Quel decreto costa. Mantenere una squadra di calcio costa. Non stiamo a guardare quello che fa il presidente Moratti o Berlusconi. In realtà non si è trovato ancora un equilibrio economico che consenta alle società di affrontare ulteriori spese”. Dichiarazioni da cui il Coni ha preso totalmente le distanze, esprimendo “sconcerto e indignazione”. Matarrese ora rischia il deferimento. Anche il premier Prodi è intervenuto sulle dichiarazioni del presidente della Lega: “Ho letto commenti inaccettabili sull’inevitabilità di quanto accaduto, è una posizione folle. Le decisioni del governo saranno per rendere concreta questa inaccettabilità”.

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